Mag 15

BurocraziaOggi ho fatto un sogno: la burocrazia italiana è stata affidata a degli imprenditori stranieri.
E un incubo: la gestione delle carte di credito é stata affidata al Ministero della Burocrazia (non esiste lo so….).

Mi dovevo sposare in Thailandia e sono andato a un ABM (Automatic Bureaucracy Machine), ho inserito la mia Tessera Magnetica e il mio PIN.
La macchina mi ha chiesto cosa dovevo fare. Ho inserito “Sposarmi” e poi “Con una Thailandese”.
- “Bona?”, ha chiesto la macchina
- “Beh, abbastanza, almeno secondo me”.

Dopo 20 secondi avevo la stampa del Nulla Osta col quale sono andato in comune a Bangkok a sposarmi.
Poi sono tornato alla macchina che intanto aveva ricevuto dal sistema Thai l’informazione relativa al matrimonio appena avvenuto e ha rilasciato il Visto a Lek. Siamo quindi partiti felici verso il nostro glorioso futuro italiano.

E poi l’incubo: dovevo ritirare dei soldi e sono andato all’Atm (bancomat). Prima di inserire la carta di credito ho visto un simbolo con su scritto “Now Proudly Managed By Italian Ministry of Bureaucracy” (ora orgogliosamente gestito dal Ministero della Burocrazia italiana).

Un pò preoccupato ho inserito la carta, che é stata subito risputata mentre sullo schermo appariva “rivolgersi all’Ambasciata Italiana dalle 9 alle 12 tranne il giovedì dalle 12 alle 14 e Sabato e Domenica chiuso”.
Ho preso un taxi e sono andato all’Ambasciata.
C’era un sacco di gente, ho preso un numero e ho aspettato 5 ore.
Allo sportello mi hanno detto, mentre io frettolosamente prendevo appunti:
“Serve una fotocopia autenticata del passaporto, della carta di credito e una richiesta in carta bollata nella quale indica il valore che intende ritirare, poi viene qui a farle legalizzare. Dopo 15 giorni sono pronte. Torna qui e le spedisce in doppia copia, una in Italia alla sua banca e una alla banca di Bangkok che deve elargirle i soldi. Dopo se le fa spedire via DHL e torna qui a consegnarle. Dopo due giorni torna qui a ritirare il permesso di Elergizione, 15 euro in bollo. Con quello va a ritirare i soldi”.
Sono andato a fare le carte e prima di legalizzarle volevo chiedere una precisazione, ma al telefono non rispondevano mai. Allora ho mandato una mail ma anche quella é rimasta senza risposta.
Nel sito dell’Ambasciata non c’era nulla a riguardo.
Mi sono quindi fatto 3 ore di coda e ho avuto il chiarimento (volevo sapere il tasso di cambio, pessimo).
Dopo tutta la procedura, durata 4 settimane, sono andato alla banca di Bangkok che mi ha detto che in base al comma 12 dell’articolo 13 ora serve anche una dichiarazione di fedina penale pulita per la legge antiterrorismo.
Poi l’incubo é finito e mi sono svegliato.
Senza soldi.

Dopo un caffé mi sono reso conto che anche se la realtà é diversa, l’incubo rimane: la burocrazia italiana funziona proprio come nel sogno.
Ora non vi sto a raccontare le assurdità che mi sono capitate (tipo Consolato di Monaco di Baviera che non riesce a mandare il fax all’Ambasciata italiana a Bangkok, tanto che io devo andare a svegliare entrambi e, dopo 5 ore di fila, fargli accettare la futuristica scansione via email), ma volevo riflettere su una cosa:
siamo abituati alle lentezze e inefficienze della burocrazia italiana, tanto che le diamo per scontate e forse addirittura crediamo siano inevitabili.
Ma se le confrontiamo con l’efficienza del privato, tutta l’assurdità viene a galla.
Siamo indietro di 500 anni come minimo.
Scusatemi, ma é possibile che io riesca a ritirare 200 euro con un pezzo di plastica a 10.000 km di distanza senza nessun problema, in una transazione che mette in gioco la mia banca, la banca che elargisce e la Visa? In quei pochi secondi comunicano tra di loro da tre paesi diversi e mi danno dei soldi in mano!

Mentre per avere una carta dallo Stato Italiano devo io fare da facchino internazionale tra diverse agenzie dello Stato Italiano (Ambasciata, Consolato e Comuni) mettendoci delle settimane e perdendo giornate intere?
Dovrebbe essere sufficiente una richiesta in una qualsiasi agenzia (comune, ambasciata o consolato, magari via internet) e poi loro si dovrebbero mettere in contatto e risolvere la cosa in pochissimo tempo.
Che senso a che io chieda allo Comune di Scorzé dello Stato Italiano, il mio certificato di nascita da portare all’Ambasciata di Bangkok dello Stato Italiano che (dopo aver ricevuto altri 10 documenti) poi rilascia una Procura Speciale per il Consolato di Monaco di Baviera dello Stato Italiano perdendo intere giornate?
Nessuno.

Perché non esiste un forum dell’Ambasciata Italiana di Bangkok dove posso discutere delle problematiche inerenti al mio caso?
Forse perché invece di assumere un responsabile web si sono fatti mandare un carabiniere che giustamente (é il suo lavoro) mi ha fatto spostare dalle scale dov’ero seduto, nella mia attesa di tre ore, dato che non c’erano posti a sedere nella sala d’attesa? Sono dovuto restare in piedi e poi sedermi sull’erba sotto l’albero.
Perché nel sito dell’Ambasciata non c’é scritto praticamente nulla sulla procedura necessaria per il matrimonio (e divorzio, morte e tutto il resto?).
Si risparmierebbero centinaia di email tutte uguali se le informazioni fossero online.
Perchè non ho un account dove loggarmi e vedere la mia situazione rispetto a quella pratica?

Quindi, la soluzione?
Ci vorrebbe una Visa della burocrazia.
Un’agenzia esterna che si occupa di sincronizzare tutte le altre agenzie.
Pensateci, la Visa aveva a che fare con le banche, dei mostri di burocrazia e, spinta dal guadagno delle commissioni, ci ha reso possibile il piccolo miracolo della carta di credito.
Le banche che non avessero accettato la Visa sarebbero rimaste tagliate fuori e hanno seguito.
Dov’é il personaggio che ha avuto l’idea?
Assumetelo e dategli il 3% dei soldi e del tempo che risparmieremo!

P.S.
Ho scoperto una mega fiera in Germania dedicata a soluzioni IT per il settore pubblico, ci va qualche rappresentante dello Stato Italiano per piacere? No, tranquilli, non serve la carta bollata in due copie autenticate. Ci si iscrive online.

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Mag 12

Riflessi10 anni fa ho scritto un breve romanzo ispirato ai miei anni parigini (1994/5).
L’altro giorno l’ho trovato nei reconditi delle mie cartelle. Ho iniziato a leggerlo e…mi é piaciuto.
E’ roba vecchia, un Luca pre-Trip, ma già viaggiatore anche se solo in Europa.
Ve lo propongo intero, a piccole dosi, da leggere 5 minuti alla volta…

RIFLESSI

CAPITOLO OTTO, parte prima

-”Me ne vado, quanti giorni di preavviso devo dare?”
La faccia di Juan, il proprietario del locale, restò inespressiva.
-”Hai trovato un altro lavoro?”
-”No, me ne vado da Parigi”
-”E dove vai?”, chiese credendoci subito. Infatti ormai lo conosceva anche se non se l’aspettava.
-”Non lo so ancora”.

Per un attimo volle parlargli del tramonto ma pensò a quando la sera prima di chiudere il locale Juan si metteva a contare i soldi e aveva sempre la faccia triste e nervosa e poi saliva sulla sua Porsche e diceva “A domani ragazzi”.
-”Ci sono varie possibilità”, disse, ma in realtà non aveva la minima idea di dove sarebbe andato”.
-”Se hai fretta vai pure subito”
-”Mi puoi pagare adesso?”
-”Vieni stasera, andiamo a berci una birra insieme”
-”D’accordo, ciao”.

Uscì dal locale e capì di avere fatto la cosa giusta.

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